Jeanne e Pier ebbero poco tempo per poter giocare con i loro corpi, scoprendoli lentamente poco a poco, come fanno i cani quando si odorano. Ma la velocità con cui si iniziarono ai piaceri della carne e della vita fu talmente brusca e avvampante che rimasero presto scottati dal fascino del loro stesso piacere, dal sudore della pelle calda. Lo vedeva per l’ultima volta Jeanne, quel suo petit tresor, come amava chiamarlo. Alto, con la pelle liscia e senza accenno di vera barba, gli occhi azzurri come le profondità marine dei viaggi transoceanici. Ed in fondo, osservando attentamente i suoi atteggiamenti mentre ascoltava noiose lezioni di letteratura (amava Baudelaire, ma non poteva in alcun modo sostenere Hugo), lì, dentro quegli occhi ammiccanti, sembravano nascondersi terribili segreti di una personalità spietata. Ma tutto questo a Jeanne non importava, e lei che era una donna non più tanto giovane aveva per tre mesi assaporato il gusto fresco di quella carne, fin dentro il midollo. Giaceva completamente nuda sul letto, in quella dolce mattina d’estate sulla costa francese, mentre la villa dava sul mare soleggiato e le piante si muovevano appena per la poca aria che tirava. Le onde accennavano ad incresparsi, mosse come i capelli del suo amato Pier.
– E così andrai via. – il ragazzo la vedeva al contrario e Jeanne, dal collo in una posizione poco naturale, l’ammirava sottosopra. Si chinò verso lei, con indosso solo una camicia molto leggera e aperta sul collo, bianca e profumata di pulito.
– Si, ho deciso di partire. –
-Perchè vuoi partire?-
-Perchè non è qui che voglio stare. Parigi mi impigrisce; tutto mi sta stretto come scarpe fuori misura.-
-E tornerai, Pier?- egli aggirò il letto e si stese al fianco di Jeanne, sfiorandole l’anca nuda con la mano. Iniziò a giocare col corpo di lei, lasciando passeggiare le dita sul fianco che sobbalzava leggermente per via del solletico. Mai era cambiata negli anni. Mai poteva essere così tanto ingenua. In quel sorriso fine, con labbra rosee e sottili, appariva una giovinezza passata e opaca, dissonante rispetto ai muscoli tonici e il petto giovane del suo tenero amante di letto (eppure freddo, freddo come il ghiaccio e la neve siberiana, credetelo!). Anche il seno non molto grande sobbalzava a tratti, e di volta in volta mandava lenti sospiri di piacere.
-Non lo so. Non so proprio se tornerò. Io sono di un altro mondo, Jeanne, e fare questa vita piena di salotti, dissensi vani e vuoti e sterili, mi avvelena l’anima in maniera lenta. Lenta e letale. Sono uno spirito fatto per quel mare lì, proprio quello che ti sto indicando adesso… no, Jeanne, non ridere, perchè è vero! Oh, come potrei fare per convincerti, donna inaridita dagli anni e dalla polvere dei pensieri antichi. Vorrei aprirti questi occhi che saranno presto ciechi. Tu qui… voi qui avete tutto quello che volete. Ed io non so che farmene sinceramente dei cuscini odorosi, dei pranzi e di tutto il resto. Tu sei giovane nella carne, mon amour, ma il tuo spirito è invecchiato da quello che più non si può togliere. Il tuo spirito, sì, è invecchiato dalla disillusione; tu sei invecchiata da desideri ma realizzati.- lo guardò lieve, con disincanto. Poi passò la mano di dita lunghe e affusolate lungo il mento ben delineato, michelangiolesco. Gli baciò le labbra con le stesse dita, con la stessa mano. E negli atteggiamenti, nelle piccole rughe che si stavano col tempo formando intorno agli occhi, nel sesso che lentamente andava bagnandosi alla voce e al tatto di Pier, tradiva sé stessa e quella che un tempo voleva essere. Ma gli occhi grigi piangevano da soli, brillanti di vita propria e ingrigiti da una lenta malattia che nessuno sapeva curare. In quel momento, proprio in quel preciso istante in cui si appannò la visione del giovane, che tanto aveva amato in maniera così forte e passionale durante i mesi precedenti, si rese conto che forse avrebbe fatto meglio a chiudere le palpebre e ascoltare quello che aveva da offrirle la vita. Offerte che oramai erano troppo esigue e troppo scarne per permetterle di evadere definitivamente. “Ti prego” gli avrebbe voluto dire Jeanne “ti prego, mon amour, mon cheri, non andar via. Resta qui con me, resta ad amarmi come facciamo sempre… anzi no, portami con te! Liberiamoci da questo, da tutta questa infamia, da tutta questa pericolosa invidia, da tutta questa morte!”
Questo avrebbe voluto dire a Pier. Però uscì solo:
-Prendimi adesso, petit amour.-
E mentre il corpo giovane si piegava sul suo, Jeanne avrebbe volentieri pianto per la sua debolezza, per la mancanza di forza che anni addietro l’avrebbe trascinata oltre quelle onde in compagnia di Pier. Avrebbe sperato in un suo ritorno. “Torna”, voleva sussurrargli.