Ho tanti personaggi che mi affollano la mente e che non riesco a dominare. A dire il vero, la maggior parte nemmeno mi è simpatica. La mia testa è intasata da draghi che spaccano tutto, di vampiri crudeli e affamati, di uomini ridicoli e di donne improbabili. Saranno anche il frutto della mia fantasia, ma io non faccio altro che subirli, loro e le loro storie, senza riuscire a impormi, a trattenerli se vorrei che restassero o viceversa. Vanno e vengono, fanno e disfanno a piacer loro, interagiscono, si scannano, ogni tanto mi consultano ma il più delle volte neanche mi danno retta. Semplicemente, i meandri del mio cervello sono diventati il loro parco giochi.

 E pensare che io non amo il fantasy, l’horror e nessuno dei generi che, se fossi capace di immortalarli su carta, questi tipi costituirebbero. Non so chi li mandi né cosa vogliano da me. Non credo vogliano esistere, nel qual caso si sarebbero rivolti alla persona sbagliata, visto che io già non sono capace di raccontare la mia di storia, figuriamoci le loro. E poi mi fanno paura. Ma, più di tutti tra i mostri della mia mente, a farmi paura è Marika. Marika è una donna bellissima con i capelli lunghi e rossi che le arrivano fin quasi al fondoschiena, sensuale e senza pudore. Si muove nel mio mondo molto meglio di quando sappia fare io. È sicura e seducente e si porta a letto tutti gli uomini che vuole, preferendo quelli che mi stanno più simpatici.

 Con quelli, lo so, ci prova più gusto a trattarli con maggior crudeltà. E poi si lascia guardare mentre fa l’amore, sa che la guardo, anzi, fa di tutto affinché io la guardi, sembra godere di più. Io, più dei draghi e dei vampiri, vorrei che ad andarsene fosse lei, invece nulla. Tra i tanti, nella mia testa c’è anche un serial killer. Ogni tanto fa fuori qualche personaggio di troppo, in modo, dice, da ristabilire un mio equilibrio mentale. Secondo lui dovrei anche ringraziarlo. Gli ho chiesto di far sparire Marika, ma niente, non ha voluto. Al massimo, ne uccide gli amanti.

 Un paio li ha uccisi prendendoli a coltellate proprio mentre facevano l’amore con lei. Marika non ha battuto ciglio. Ha scansato i corpi inermi dal suo e si è ripulita del sangue che le era scivolato addosso. Poi si è rivestita, ha baciato il serial killer, mi ha dato un’occhiata, ha accennato un sorriso, ed è uscita di scena. Questa donna mi ossessiona, vorrei sparisse dalla mia mente eppure sento al tempo stesso di subirne il fascino, nonostante mi faccia paura.

 Ma a terrorizzarmi più di tutto è la possibilità che Marika sia io.
Una volta credevo di no, non era possibile, al massimo potevo essere stato uno dei suoi mille amanti, uno che magari aveva tentato di suicidarsi per lei, e che fosse quella la causa per cui mi trovo qui ora. Il problema è che non ricordo niente di me, neanche se sono un uomo o una donna e non ho la minima possibilità di accertarmene guardandomi allo specchio. Marika domina i miei pensieri, e questo mi lasciava supporre fossero quelli di un uomo. Di un uomo che quella donna ha fatto impazzire e spinto al suicidio.

 Ma poi ho sentito il dottore chiedere all’infermiera « come sta la paziente? », quindi dovrei essere donna. Finora non ho mai sentito nessuno pronunciare il mio nome, perciò non so se Marika sia la proiezione di quello che davvero sono o è piuttosto l’alter ego di come vorrei essere o essere stata. Sembra che nessuno sappia nulla di me, nessuno mi viene mai a trovare, forse è troppo doloroso, per parenti e amici, ammesso che io ne abbia, vedermi in questo stato e probabilmente si saranno anche convinti che non serva a nulla. Sono in coma, e anche se le macchine rivelano un’attività cerebrale più o meno intensa, il mio corpo non reagisce agli stimoli. Da quel che ho so, anche i miei occhi sono chiusi.

 E’ come se fossi in un lungo sogno da cui non riesco a svegliarmi. Non ho la cognizione del tempo, ma se non ho capito male è da due anni che sono in queste condizioni. Una volta ho sentito confabulare qualcuno, non saprei bene chi, se non fosse il caso di spegnere i macchinari. Tanto, non viene a trovarmi mai nessuno e per l’ospedale sto diventando un costo eccessivo. Sono finita in un’area piuttosto solitaria dell’ospedale e, per non correre il rischio che qualche malintenzionato possa intrufolarsi furtivamente dentro, le finestre sono quasi sempre chiuse e le tapparelle abbassate. Sembra ci siano già stati problemi del genere in passato, così ora nessuno vuole prendersi la responsabilità di lasciarle aperte. Le aprono giusto quel tanto che basta per le visite o per far cambiare l’aria. Trascorro il mio tempo così, vagando tra le mie fantasie e i miei incubi nel buio più assoluto. Mi chiedo se abbia davvero il diritto di lamentarmene, o se questa non sia una condizione comune a tutti gli esseri umani, cercare tracce tra le proprie follie per capire chi siamo.

 Ignoro cosa mi sia successo, so a malapena di essere finita in coma due anni fa e dopo un periodo non so quanto lungo di incoscienza totale la mia mente riesce quantomeno a pensare, pensa cose strane ma pensa, ed è popolata soprattutto dalle mie paure. Il mio corpo invece ha smesso di rispondere al mio controllo così per gli altri è impossibile capire cosa succeda dentro di me.

 Se fossi capace, mi creerei un mondo su misura, ambientato nell’epoca vittoriana e con personaggi alla Jane Austen, popolato da affascinanti donzelle, facoltosi gentiluomini e simpatiche canaglie. Ma ogni volta che ci provo arrivano Marika e gli altri a rovinare tutto. Così ho rinunciato. Mi tengo i miei demoni così come sono perché in un mondo in cui tutti mi hanno lasciato sola, la mia immaginazione, nonostante i suoi limiti, è l’unica cosa a ricordarmi che sono ancora viva. Una volta pensavo che quei mostri mi affollassero la testa perché per loro era l’unica possibilità di avere una qualche forma di esistenza. Ormai sono del parere contrario, vengono solo a ricordarmi che sono io ad esistere ancora. Almeno finché non staccheranno la spina.