Maria era così piccola che stava in una mano.

Andava a messa o da una sorella, a trovare un nipote ch’era nato o a fare gli auguri d’un natale. Erano questi i micro viaggi in cui si vestiva nuova e sembrava ancora più minuta. Il collo magro s’infilava timido nelle vestine di cotonina, d’estate, o di lana leggera d’inverno; il polso affilato, stringeva piccole borse ai fianchi, nel cammino; delle gambe, sotto l’orlo lungo, si vedeva poco di più che le caviglie svelte.

Gli occhi soltanto aveva grandi. E così larghi che potevano guardare anche se non c’eri.

Si era sposata e aveva avuto i figli che da soli erano tutto il suo divenire. Uno di questi  aveva, di particolare, ch’era taciturno e quieto. Lei non gli diceva niente, non lo sforzava, però si faceva sempre trovare, quando la cercava. Di suo, Maria, aveva quella strada dello sguardo, lunga e piana, e su quella si muoveva, al posto di usare le domande e tutte le altre parole.

Le piaceva guardarlo un po’ da lontano, calma, silenziosa anch’ella, e mite. Non faceva molto altro che questo, le volte che suo padre, per esempio, lo lanciava in aria, e lo aspettava per riafferrarlo mentre ricadeva fra gli spruzzi del mare allegro. Spopolato e deserto, com’è il mare nei ricordi, dove ci sei solo tu e i tuoi amati.

A lei bastava sentirlo ridere quelle volte, e in altre come quelle. Perché si tacitasse l’ansia di saperlo così delicato e, per questo, un poco solo. Ne godeva, allora, il gioco e la spensieratezza coi fratelli che facevano a turno a rincorrersi e ad acchiapparsi. Quel padre le dava coraggio: gli aveva consegnato tutto di sé, tutto quello che, altrimenti, avrebbe dovuto esprimere e mostrare. Invece, per mezzo di lui, si sentiva acconsentita del suo tranquillo ritirarsi. L’aria intorno al suo corpo piccolo si riempiva di richiami e lei, allora, appena appena emetteva un suono: quelle sue raccomandazioni di velluto.

Non faceva nessun rumore, Maria, mentre abitava la vita, discreta e leggera come la polvere che dà il volo alle farfalle. Metteva appena bocca sulle cose di ogni giorno, come a sospettare che ogni parola in più potesse distrarla dallo svolgere accurato e devoto di tutti gli atti utili alle vite degli altri.

Non sapeva pronunciarle le cose che faceva. Neanche pensarle, forse, nell’ obbedienza istintiva a una vocazione. La muoveva solo il lavorio naturale e incessante di tutta la sua fede umile. Quella che le occorreva per volere bene senza farsene scorgere.

Era piccola che stava in una mano.

Un mattino non entrò nell’abbraccio di suo figlio. Quel giorno lui la vedeva e quasi la sentiva, anche se lei era muta accanto al suo braccio.

Il dolore le aveva ingrandito il cuore oltre ogni misura abituale, e lei proprio era diventata così immensa da essere irraggiungibile.