(Del come si affronti una giornata di lavoro)

Il buio della notte ha ceduto il posto al balenio dell’alba, seguito poi dal passo deciso del giorno. Raggi di luce filtrano dalle serrande socchiuse, si posano sulla parete grigia opposto alla finestra, formano treni giallo-arancione. Grigie sono anche la coperta di lana sul letto e il freddo pavimento di piastrelle.
Un armadio scuro e una vecchia scrivania completano l’arredamento: il resto è disordine: di libri aperti, carte sparse, vestiti riversati ovunque. 
L’agente Pietropaoli dorme ancora profondamente.

Sogna. Ci sono un prato verde brillante e un cielo color smeraldo, bimbi che corrono e in primo piano lei, proprio Lei, che scosta i capelli portati dal vento sugli occhi, lo guarda e sorride. Poi tutto comincia a girare e il mare, il mare lo accoglie con onde sempre più alte e lui nuota, nuota Pietropaoli campione dalle mille bracciate, è a Sidney adesso e sale sul podio, ha quindici anni e tanta voglia, ancora, di arrivare. Di nuovo è sul prato, sono rimasti solo i bambini che adesso urlano, fanno rumore, gli saltano addosso per giocare e sono sempre di più, sempre di più a vociare e saltare e frignare. Pietropaoli non ha tempo, deve cercare lei, Lei, che non c’è più. Una nuvola, un cumulo bianco su cui si posa come piuma, leggero scende affondando nella bambagia che si fa fitta, sempre più fitta, poi uno squarcio e … giù a precipitar nel vuoto, e tutto gira, gira e gira intorno, e una luce gli ferisce gli occhi e… Eccolo seduto, di colpo, il fiato corto a chiedersi dov’è e che ore sono, mentre il cono di luce proiettato dal sole ormai alto investe il suo cuscino stropicciato.

Prende lo smartphone dal comodino, controlla l’ora : le 11.00. Questo mestiere lo ucciderà. 
Inizia a scorrere su Blister gli aggiornamenti di stato dei 3452 avatar compreso quello di PetrosPli, il suo, mentre trascina i piedi verso il bagno, poi riprende 
a fissare lo schermo davanti ai fornelli, mentre con gesti automatici prepara caffè e biscotti.
“New Day, New Deal” (PietrosPli, ore 6.00)
 
“Buongiorno PietrosPli! Nuove avventure?” (risposta di Marty2000, ore 6.03) 
“New Day: May Day, May Day…!!” (risposta di Xanadu, ore 6.08) 
“Buongiorno, Pietrospli…☺” (risposta di HareHire, ore 6.15)
PietrosPli risponde a Marty2000 che risponde a Xanadu poi insieme riprendono a scambiare facezie con Pietrospli che pubblica una foto del sole all’alba e continua così il dialogo mentre Pietropaoli sente un rassicurante tepore scaldargli le membra, sorta di abbraccio confortante dal quale viene circondato e appagato.
Dalle 8.00 inizia il silenzio-stampa del suo avatar. Pietropaoli, ancora in pigiama, sparecchia la tavola, toglie le ultime briciole, lava i piatti e si mette davanti al computer. Ci resta per un paio d’ore, dopo di che si cambia ed esce.
“Rufus non è stato molto cordiale, stamattina. Il carrello sgangherato sta iniziando a farsi pesante, e sono stanco. La puzza è terribile. Rufus mi ha detto che non potevamo andare al campo, non così: a mani vuote. Dovevo iniziare da subito a lavorare: prendere la roba, riempire il carrello. Devo cercare cose riusabili. Vestiario. Scarpe. Cavi. Rame. Cibo. I cassonetti sono stati sventrati dagli “altri”, il corpo si può infilare e piegare sin quasi in fondo per rovistare tra sporcizia e liquami: una barbie rotta, una mozzarella mordicchiata, rigatoni al tonno e assorbenti intimi, maniglia di porta (la prendo), lacci di scarpa (li prendo), bucce di mela, scatola di Simmenthal ancora integra (…la prendo!). Ho finito anche qui, il carrello è colmo.” PietroSpli si gira guardingo: non c’è nessuno. Tira fuori dalle mutande un oggetto nero che al suo tocco si illumina.
“Adesso inizia il difficile” (PietroSpli, ore 18.00)

“Perché, sinora cos’hai fatto…? ☺” (risposta di Marty2000, ore 18.02)

“Il lavoro sporco” (risposta di PietroSpli, ore 18.05)

“Wow, dovrai pulire tutte le malefatte allora…☺” (risposta di Marty2000, ore 18.07)
Alle 21 Pietropaoli rientra. Scorre Blister velocemente, capisce che il suo avatar sta per prendere contatto con la banda. Apre l’applicazione di visualizzazione a distanza: lo schermo è completamente buio, forse PietroSpli si è scordato di attivarla da remoto o forse sta risparmiando batterie per dopo… ecco, si inizia a intravedere qualcosa. Squilla il telefono. Pietropaoli risponde.
“Sei a casa?”. E’ Elena, la sua non-ragazza, non-amica, non-classificabile pungolo a presenza intermittente. 
“Certo, mi hai chiamato qua…” 
“Ah. Ho visto che hai scritto di un lavoro sporco, mi stavo chiedendo dove fossi andato a finire…lo sai che mi preoccupo”. 
“Tranquilla.” 
“Non l’ho mai sopportato il tuo mestiere.” 
“Se stessi facendo cose pericolose, certo non avrei tempo di scriverle o descriverle. Non me lo darebbero…” 
“Sì, infatti quando scrivi sono contenta. Anche gelosa: non mi piacciono quelle tipe.” 
Pietropaoli sta zitto, guarda lo schermo dov’è apparso il faccione di PietroSpli dal buio circostante. 
“Elena …” 
“Quando ci vediamo, Stefano?” 
“Adesso non posso. Ti chiamo io.” 
Pietropaoli riattacca senza aspettare la risposta. Continua a fissare il video del computer.
PietroSpli non è solo, c’è un uomo accanto a lui abbastanza scuro di carnagione, capelli lucidati come da un gel, baffi, camicia bianca. PietroSpli sembra tranquillo ma stanco, trasporta un carrello anche lui ha una strana patina lucida addosso. Sono in un luogo illuminato da lampioni, si sente il rombo delle macchine di sottofondo. Altre luci si aggiungono, una sorta di villaggio nel quale i due si stanno addentrando.
“Mi raccomando, fai parlare me”. 
PietroSpli annuisce. Rufus bussa ad una porta: un colpo, tre colpi, un colpo. Aspettano. 
La porta si socchiude, prima, poi si apre completamente: da dietro il fascio di luce, un uomo in mutande, tozzo e imponente, li scruta e fa cenno d’entare.
“C’è Chiodo?” 
Mr. Eleganza non risponde e li scorta in un’altra stanza, dove si trovano una serie di persone sedute o semisdraiate su due divani. Nessuno sembra accorgersi della loro presenza. 
Un tizio, inizialmente girato di spalle, si volta finalmente verso di loro: ha uno sfregio sul viso, la testa rasata e un giubbotto di pelle nera a torace nudo. Apre la bocca: 
“Che vuoi, Rufus?” 
“Chiodo, ho portato mio cugino, te ne avevo parlato, ricordi?” 
Chiodo continua a fissare Rufus, la bocca stretta. Poi sposta lo sguardo su PietroSpli. 
“Abbiamo fatto un buon raccolto oggi, l’ho già fatto iniziare. E’ sveglio mio cugino, …si chiama Carlo” 
“Car-lo”, fa Chiodo sprezzante. “A me sembri un Cor-vo, Carlo…”, la bocca piena di denti marci si apre in una risata gutturale. Questo è il segnale, tutti iniziano a ridere: il Corvo farà parte della squadra.
Il fiato trattenuto da Pietropaoli si libera in un sospiro. Continua a guardare la scena.
PietroSpli-Corvo ha sorriso con gli altri, adesso può prendere un bicchiere di birra e mangiare quello che una donna uscita da un’altra stanza gli sta porgendo: un piatto di riso fumante.
Pietropaoli guarda l’ora: sono quasi le 23, tra poco il Corvo dovrebbe uscire per il segnale convenuto col commissario. Anche il Corvo se n’è accorto, c’è un orologio sopra il televisore acceso. 
Finito il riso, il Corvo fa cenno a Rufus che uscirà per una sigaretta. Rufus lo vorrebbe trattenere lì, dove fumano tutti. Il Corvo gli mette una mano sulla spalla, Rufus annuisce: ok, può uscire.
Si incammina verso l’inizio del campo, si ferma per accendere la sigaretta. Una volta arrivato quasi alla strada, tira fuori con la mano libera l’oggetto scuro che un secondo dopo si illumina e illumina le sue dita che si muovono, digitando velocemente.
“Cretino”, sussurra rabbioso Pietropaoli.
“Dove c’è buio, ci sono stelle.” (PietroSpli, ore 22.58)
Aspira l’ultima boccata della sigaretta, schiocca la cicca per aria: è il segnale, il commissario può stare tranquillo per oggi. 
Un’ultima controllata ai messaggi, un ultimo saluto:
“Dove c’è buio, ci sono io.” (PietroSpli, ore 23.02)

“Eh, ehi, ci mettiamo a far le stelle, adesso?” (HareHire, ore 23.03) 
“Diciamo una stella nera ….:)” (PietroSpli, ore 23.04)
 
“Buonanotte, Black Hole …” (HareHire, ore 23.06)
Il Corvo-PietroSpli si è già incamminato sui suoi passi, testa china. Inconfondibile con la notte, si porta dietro lo scampoli di vita che ha rubato in un istante.
La connessione si interrompe, Pietropaoli sorseggia l’ultimo goccio di birra dalla bottiglia appoggiata sul tavolo. 
Fuori passano ancora le macchine ma sono sempre più rade.
Da qualche parte, Elena ha spento la luce, i pensieri sono rimasti ancora in piedi come spettatori dell’ultima ora che non trovano posto a spettacolo già iniziato, e non trovano pace. 
HareHire sta continuando a parlare con Kristy, Marty2000 si lamenta del tempo che insegue e non si ferma mai, altre voci si accalcano l’una sull’altra in un’orchestra di caratteri neri su bianco che si accumula e si disperde come storni d’autunno nell’aria.
Per Pietropaoli è ora di mettersi al lavoro: inizia a scrivere una relazione, la prima pagina di Missione Ratto.