(Del come evitare situazioni imbarazzanti e scocciature incresciose)

“Sembrano avere fretta. Sempre.
Occhi vigili, attenti, opachi, puntati avanti. Occhi predatori.
Camminano con passo svelto per le diramazioni delle vie, girano l’angolo, seguono percorsi ben precisi, tappe definite da raggiungere prima possibile.
Fanno un lavoro sporco. Accurato.
Si vestono di nero, se possono. Hanno un cappello in testa, a protezione, o un foulard, se sono donne. Quello che invece riesci solo a percepire, senza dargli un nome, è la patina impalpabile che hanno addosso, rende lucida la pelle e i capelli, opachi gli abiti.
Sono rari i momenti in cui puoi vederne il viso. La loro presenza in genere è solo un rumore sordo, un tramestio di buste, oppure è segnalata da oggetti sparsi a terra vicino ai cassonetti: perché loro sono lì, affondano le mani e il viso nei rifiuti, trovano ricchezza in quello che hai appena gettato via, che hai consumato o che hai prodotto.
Sono un popolo che emerge all’alba da mondi ignoti, di cui non vorresti mai vedere i luoghi e le situazioni.
Accumulano scarti, resti, avanzi, in qualsiasi cosa venga trasportata su due ruote: i carrelli che hai usato per la spesa e poi ti si son consumati, i trolley con cui hai viaggiato mille volte e hai buttato perché rotti, sono riempiti adesso da quella che hai chiamato “immondizia”, trascinati via da coloro che, ora lo sai, lo puoi vedere, appartengono alla feccia.
Sono come topi, ratti, un esercito che emerge dall’interno, dal profondo, da cunicoli sotterranei, forse. Non ti guardano: meglio. Incontreresti il vuoto oltre l’odio, nel loro sguardo. “
Fa una pausa, il commissario Rossi. Poi riprende:
“Dobbiamo iniziare da lì. Devi essere uno di loro.”
L’agente Pietropaoli ha un’impercettibile contrazione al volto. Solo le narici, dilatate, fanno intravvedere la crisi d’aria.
“E’ l’unico modo per individuare l’autore degli attentati”, continua il commissario. “Sappiamo che ogni volta i detonatori sono stati inseriti dentro i cassonetti, che per farlo ci vuole tempo ma non deve trascorrerne troppo prima che esploda, visto il liquido particolare che contengono: altamente volatile. Sappiamo che vengono azionati a distanza da un software sofisticato, che combina la posizione del bersaglio mobile con quella del cassonetto, e che è in grado di ricalcolarla immediatamente attivando il detonatore di un altro cassonetto, se il bersaglio si sposta. Per fare questo, occorre un esercito di persone che installi gli apparecchi in una vasta zona, che non diano nell’occhio. Sicuramente le braccia sono tra loro, il popolo dei cassonetti. Dobbiamo partire da loro per arrivare all’”intelligenza” criminale”.
Pietropaoli non si chiede “perché proprio io”. E’ il più in gamba, è un segugio da fiuto, lavora da anni con il commissario Rossi, che non l’ha fatto mai promuovere ma non importa: ogni cosa ha il suo tempo, e questo è il tempo della semina, ancora.
“Per prima cosa vai alla Caritas: ti daranno degli stracci da metterti. Non lavarti e inizia a indossare quelle cose. Domani all’alba, ti vedrai con Rufus lo zingaro: lui ti porterà da “loro”. Ogni giorno ci mandarai, alle 23, un segnale di ok andando a fumarti una sigaretta all’esterno dell’accampamento. Se non ti vediamo, entriamo in azione entro tre ore. Se devi comunicarci qualcosa, lanci la sigaretta in aria. Altrimenti, ti veniamo a cercare noi tra i rifiuti”. Al commissario sfugge un sorriso un po’ sadico: non c’è gusto, con Pietropaoli, mai un diniego o una perplessità.
L’agente annuisce, prende commiato e si incammina verso casa. Prima di arivare al portone, compra il latte, il pane e un preparato di pasta pronta surgelata. Entrato a casa, deposita la spesa, accende il computer e va ad appoggiare il cappotto nell’altra stanza.
Il silenzio delle ore che seguono è rotto solo dal rumore dei tasti colpiti da dita che a tratti si fanno frenetiche, inseguendo pensieri e parole.
All’alba si apre il portone di casa, ne esce una figura un po’ opaca e sfuggente, pacata e sicura nei passi, anche se dimessa e lacera, vestita di un nero pastrano. Trascina con sé un carrello da spesa sdrucito e sgangherato, a quadroni scozzesi.
Pietropaoli dorme.
Per una volta, per la prima volta, manderà qualcun altro.
Non sarà una menzogna, sarà un ologramma: il suo, PetrosPli. Missione Ratto