Se ne stava al bancone del bar a bersi un caffè e  nello stesso tempo leggeva il giornale. La giornata era autunnale e ventosa. A breve il cielo sarebbe stato ripulito dalle nuvole, cancellate come da una lavagna. Le foglie erano strascicate, a formare mulinelli lungo la via, in balìa del vento, direttore d’orchestra che le comandava in una danza turbinante. Un articolo del quotidiano attirò la sua attenzione.

Maschi, quante menzogne!

7 su 10 le raccontano alla compagna. Motivo? Il quieto vivere.

Veniva descritto nel dettaglio lo studio effettuato, e ne venivano analizzate le conclusioni, che incolpavano innegabilmente gli uomini e il loro meschino comportamento. Autore dell’articolo: una giornalista.

Chiuse il giornale, lo ripiegò e lo ripose sul bordo del bancone, pagò e uscì. Non voleva presentarsi in ritardo.

Qualunque cosa gli riportava alla mente lei. La sua decisione. La sua menzogna.

Era passato un mese, ma ancora la ferita lo faceva soffrire. Come la pelle che, trasparente mentre si ricrea, sensibilissima al dolore, lascia intravedere il rosso vivo della carne.

Mai in vita sua aveva patito così tanto per una ragazza.

– Io non ci vedo niente di anormale. È successo da poco. –

– Sarà anche successo da poco, ma io ogni cosa che faccio, leggo o vedo è come se ci fosse in parte lei. Un’ombra maledetta. –

Era seduto. Non è vero che lì si sta sdraiati, anzi, in pochissimi hanno il lettino.

Lo aveva Freud, ed è quindi stato idealizzato come strumento di analisi: permette un distacco dell’inibizione dal medico che, seduto dalla parte della testa del paziente, rialzata da un cuscino, può vedere senza esser visto e prendere i suoi appunti. Questo il pensiero di Freud e dei suoi discepoli, mentre i critici sostengono che in questo modo il medico possa mettersi liberamente le dita nel naso durante l’eloquio del paziente, senza esser visto.

La stanza era poco illuminata, ricavata da un vano nell’atrio della casa del medico. Pochi mobili, molte mensole, tutto in legno scuro. Libri ovunque, soprattutto vecchie edizioni di trattati di psichiatria. Le tre obsolete edizioni del DSM erano in bella mostra in una teca a parte; la versione attuale, la quarta, era invece poggiata sul suo tavolo massiccio, in stile coloniale. Un importante tappeto era sul bianco pavimento di marmo.

– Sì ma è un’ombra che con il tempo svanirà, e lei ritornerà a vedere le cose nella giusta prospettiva –. Calvo, con un pizzo curato, le mani intrecciate sotto il mento, gesticolava poco quando parlava, giusto quando lo riteneva opportuno, per accompagnare e rendere più incisivi alcuni termini; gli ricordava l’atteggiamento dei Jedi di Guerre Stellari, quando per impartire un ordine imponevano una mano sul loro interlocutore.

– Me lo auguro che prima o poi passi, ma intanto io sto da cani, e non ho nessuna prospettiva. Non riesco proprio a pensare al domani o al futuro.

– Mi dica l’ultima volta che ha pensato a lei.

– Mezz’ora fa – rispose senza esitazione – poco prima di venire qui sono andato a bere un caffè e ho letto un articolo di giornale che parlava di menzogne. Ma io non ho pensato a lei. Non volutamente almeno. Sono loro, sono quelle frasi, che ogni volta, per ogni cosa, mi tornano alla mente e mi impediscono di ragionare. Mi invadono la testa ed è come se non ci fosse spazio per nient’altro. Me la rivedo lì davanti a me, a darmi le sue motivazioni per la fine della nostra storia.

– Sono le motivazioni che le fanno male, o è stato il modo in cui le sono state dette?

– Le motivazioni, cioè la motivazione, è assurda. La cosa che mi fa male è questa. Che non può essere credibile. Non si può essere lasciati dopo così tanti anni per incompatibilità con la sua famiglia. Soprattutto quando non c’è mai stato nessun problema con i suoi familiari, anzi.

– Magari c’è qualcosa che non sappiamo, qualcosa che le è stato nascosto, e questa è una bugia che nasconde forse qualcos’altro.

– Ma è ovvio che sia una balla. Così com’è ovvio che ci sia dietro altro. Anzi, un altro. E infatti così è.

– Lo sa per certo?

– Sì

– Come fa a saperlo?

– Mi è stato detto due volte da due persone diverse nell’ultimo periodo. Ma la cosa strana, che a volte riesce quasi a farmi sorridere, sta in quella frase, quell’incompatibilità con la sua famiglia. Ma scherziamo? Fa quasi un male fisico sapere che lei sia riuscita a tenere nascosto un altro e poi sia stata capace di dirmi questa cosa. Mi vien da dire che è più il fastidio di questa falsità che il tradimento stesso.

– Ma anche questo è comunque un tradimento, non deve sembrarle così strano, e poi forse è una difesa per distrarsi un po’ dal pensiero del tradimento fisico.

– Tutto può essere. Ma in questo momento proprio non riesco. È una cosa più grande di me. Anche la notte. Ogni notte. Dormo forse un paio di ore.

– Per quello non c’è problema. – La mano del medico iniziò a correre veloce con una calligrafia incomprensibile su un ricettario, prescrivendo un sonnifero.

Fuori il vento aveva finito di spazzare il cielo e la sua presenza era l’unico elemento che sapeva rendere il lago di un verde così unico. Le onde arrivavano a spruzzare il molo di schiuma. Gabbiani se ne stavano sospesi ad ali aperte, in balìa dell’aria loro padrona, e di ciò che avrebbe portato. La pelle della ferita avrebbe proseguito il suo lento divenire.