“Mia madre è morta mettendomi al mondo.”
Carla si gira furiosa: “ Cosa..?!..Accosta.. accidenti a te..!!”
“Dove? Non posso, le macchine sfrecciano da tutte le parti, non mi fanno spostare: siamo troppo in mezzo alla corsia..”
”Ahh..!! [urla di dolore] ..T’ho detto accosta, ..suona,.. fai qualcosa: Non ce la faccio..!!”
“Carla, amore: Respira, butta fuori l’aria, rilassati, calmati!.. Ricordi cosa diceva la tizia del corso pre-parto? : cerca di contare l’intervallo tra le contrazioni..” Con il braccio destro teso, Osvaldo posa una mano sulla pancia di Carla, con l’altra tiene il volante mentre continua a guardare la strada e la sua donna al tempo stesso, la testa quasi a negare se stessa nel dedicare attenzione prima all’una poi all’altra.
“Respirare? Contare? Ma come faccio.. E poi anche tu, che te ne esci proprio adesso, di nuovo, con la storia di tua madre,..: Ahhhh.. Uff, Uff, Uff…!![respiro canino di decontrazione]”
“D’accordo: mi fermo. Osvaldo spenge il motore.
“Ecco, lo vedi? Sono fermo..”, alza le mani in aria. Il collo si rilassa, può girarsi e rimanere puntato verso lei.
“Ma sei impazzito? “, Carla si guarda attorno, si agita:
“Sei fermo in mezzo alla Tangenziale?! Ti ho detto accosta, non: “Fermati alla dove capita”!!.. Basta: fammi scendere, chiamo un’ambulanza, faccio un autostop.. Chiamo “MIA” madre..!!”
Mentre Carla prova ad aprire la portiera, viene colta da un’altra contrazione. Osvaldo la trattiene per il braccio:
“Ma dove vai? Ho le frecce di emergenza, chiudi lo sportello..”, poi mentre accende la macchina continua, quasi parlando a se stesso: “Pensavo ti facesse male la macchina.. “
“.. LA MACCHINA..?! Ma dico, sei scemo? Sei completamente nel pallone? Ma ho sposato un cretino, un demente, o cosa? Ho una dilatazione di nove centimetri e ti fermi in mezzo alla strada? ..AAhh, uff .. uff.. Vai, forza, Vai… Oddio, Osvaldo..Osvaldo….”
“No, Carla, QUI NO.. ! Aspetta, riparto, tra due minuti arriviamo, dai trattieniti..”
“. .mmmh..” Lei tiene gli occhi chiusi, scuote la testa ripetutamente, si allunga e si contorce sul sedile anteriore, mugugna, tiene la mano sul ventre mentre Osvaldo continua a zigzagare nel traffico, agitatissimo.
“Carla….E togliti di mezzo, coglione..!…”, rivolto alla macchina avanti che sta rallentando per girare.
“Ecco Carla, siamo arrivati al pronto soccorso. Resisti e respira. Aspetta qui: li chiamo… “
Continua a parlare mentre esce dalla macchina, corre verso l’ingresso del pronto soccorso, entra, grida verso gli infermieri:
“Venite! .. Mia moglie.. ll bimbo.. Sta nascendo.. “
“Osvaldooo..” , Carla urla da dentro la macchina.
“..Carla, eccoli.. Non morire, Carla..!!”
“..MO-RIRE..??.. Osvaldo, levati.. di .. torno.. ! Ahhh.!!… Uff ..Uff..!>>
Arriva veloce la lettiga, la donna viene sollevata, uno sguardo dell’infermiera sulla situazione e di corsa verso la sala parto.
Osvaldo si ferma a indossare svelto e impacciato la cuffia, i copri-scarpe e i guanti sterili, entra in sala e come verde farfalla svolazzante si posa sulle spalle dell’ostetrica, che fronteggia le gambe della moglie:
“Mi fa vedere? .. Oh, che bello,.. la testolina, Carla, la vedo…”
“..VAT..TE..NEEE .. DA.. LÍ!!>>
”Un’altra spinta, signora, così. Un respiro forte. E lei, per cortesia, faccia quello che dice la signora..>>
“Ma è mio figlio che sta nascendo…( Almeno credo), vero, Carla?”
Carla digrigna e lancia un urlo…
“Eccolo, eccolo… Che bello, complimenti!”
Il silenzio di un attimo, tra le mani dell’ostetrica spunta un piccolo essere purpureo e scivoloso, vibrante e pulsante vita. Un fremito, e il primo vagito risuona nella sala.
Carla segue con lo sguardo quanto si è staccato da lei per sempre, si morde le labbra ma viene rassicurata subito quando il piccolo fardello le viene, per un momento, posato in grembo. Sorride. Il bimbo d’incanto si placa, il primo tepore avvolge mamma e figlio. Un attimo dopo l’ostetrica se ne riappropria invitando Osvaldo ad accompagnarla per il primo bagnetto.
“Come lo chiamerete?”
Carla lo vede, il sorriso guizzante di Osvaldo, gli occhi ammiccanti e soddisfatti per la risposta che cova in testa da mesi, forse dal primo giorno oppure, orrore a pensarlo, dal primo momento, quello del “sono incinta” detto occhidentrogliocchi. Lo vede sebbene lui sia già di spalle, e vorrebbe gridargli di stare zitto, di piantarla. Invece si accascia, stanca.
“Ultimo. Lo chiameremo Ultimo, ah ah, come mia nonna, che doveva essere l’ultima di 13 fratelli…”.
Le ultime battute si perdono sul corridoio.
Chiude gli occhi, Carla.  Le parole continuano risuonarle in testa come un rimbombo oscuro che mano a mano si allontana,  fa spazio al riemergere di  emozioni e pensieri leggeri che non ha avuto modo di assaporare. La mente adesso produce ricordi che accarezzano l’anima e danno conforto. In fondo, quella era stata solo una delle sue solite battute. Ed era passata.