Tag

, ,

─ Bambini, state zitti… ─
Lucia, col naso tra i fogli da firmare, non si capacitava di come si riducesse a fare le cose sempre all’ultimo minuto. Il direttore della scuola, poi, ci metteva del suo a coinvolgerla in iniziative improbabili; e nel farlo usava sempre la maniera più burocratica e contorta. Era mai possibile dover compilare e firmare cinque diversi documenti, tutti piuttosto cavillosi, per portare i bambini in gita a Milano?
─ Bambini vi prego, fate silenzio solo un attimino… ─
E poi cosa li portava a fare 27 aspiranti delinquenti a Milano? Pulmino della scuola fino alla stazione; treno fino a Porta Garibaldi e poi metró fino all’acquario. Metró: ma vi rendete conto? Sapete cosa vuol dire mettere tutti quei bambini di 7 anni su una carrozza della metropolitana?
─ Bambini, per favore… dai che ho quasi finito…─
Dicono che l’acquario di Milano sia piuttosto interessante per i bambini, ma per Lucia la cosa non aveva senso. ─ A Milano si visitano altre cose, mica l’acquario… Sennò a Genova cosa li portiamo a vedere? Il Duomo? Ma per piacere… ─ Sentiva che la situazione le stava sfuggendo di mano. Oltretutto si stava accorgendo di aver sbagliato a compilare il modulo per l’assicurazione scolastica. Porcalamiseriacciazozza…
─ Bambini, fate i bravi, non fatemi urlare… ─
La bidella aspettava sulla porta di riprendersi i fogli per portarli in segreteria. Con la coda dell’occhio la vedeva, impaziente, con le braccia conserte e con quella solita espressione che mette su in questi casi: quella tipica di chi ha di meglio da fare, di chi ha incombenze più importanti; espressione che ora, in suo onore, condiva con piccoli sbuffi di impazienza e col movimento ritmico del piede.
─ Bambini, adesso basta… ZITTI! ─
Stava per avere una crisi di nervi; il mal di testa in arrivo ne era un sintomo evidente. E più cercava di concentrarsi sul documento da compilare, più andava in confusione. Il testo che aveva sotto gli occhi era ormai solo una pagina piena di frasi senza senso che cominciavano a sfumare in una nebbia indistinta…
─ SILENZIO! ─ urlò infine con tutto il fiato che aveva.
Come al rallentatore vide la sua mano calare con violenza e colpire con tutto il palmo aperto il piano della cattedra. Un rumore pieno, assordante, prolungato dal riverbero contro le pareti dell’aula la colpì come uno schiaffo. Lei per prima non si aspettava una reazione simile. Si era vista per un attimo come dall’esterno; aveva capito che stava per reagire in modo spropositato, ma non era stata capace di fermarsi in tempo; di fermare la mano prima che colpisse il tavolo.
Però adesso c’era finalmente silenzio. Una pace innaturale riempiva tutto lo spazio attorno a lei e si riversava dolcemente come un liquore denso e aromatico fin dentro la sua anima. I bambini si erano zittiti. Le loro faccine spaventate la guardavano con occhi spalancati; qualcuno piangeva, ma in perfetto silenzio. La bidella aveva fatto tre passi indietro e la osservava con aria perplessa; muoveva le labbra senza emetter suono: forse recitava in segreto una litania per scongiurare chissà quali influssi maligni.
Eppure qualcosa non quadrava: c’era troppo silenzio. Non una voce, non un rumore. Nessun suono proveniva dal corridoio oltre la porta aperta; dalla strada non si sentiva più il sottofondo del traffico. Nessun fruscio facevano i fogli che aveva in mano.
Lucia capì ─ lo aveva già intuito nel momento in cui non era riuscita a trattenere il gesto sconsiderato ─ che qualcosa di irreparabile aveva scardinato il continuum spazio-tempo, spazzando via dalla faccia del pianeta qualunque vibrazione sonora.
D’ora in poi la sua vita ─ la vita di tutti quanti sulla Terra ─ sarebbe stata come un film muto, come una trasmissione senza più il canale audio.
Sapeva che queste cose erano possibili, ma mai avrebbe pensato di poterne essere la causa.
La sensazione di pace interiore appena conquistata lasciava a poco a poco spazio ad una sottile inquietudine; anzi a pensarci bene sentiva montare come un fiume in piena il terrore di vivere in un mondo muto. Sentiva salire dallo stomaco un crampo che, arrivato in gola, quasi la soffocava. Un dolore sordo cominciò a pulsare vicino alle tempie, portando con sé un rumore di fondo che cresceva di intensità fino a riempire tutto il suo campo uditivo, fino a colmare lo spazio attorno e dentro di lei, fino a ─ pop ─ sturare entrambe le orecchie.
─ Signora maestra, quand’è che ci porti a Milano a vedere i pesci? ─