Sconosciuti

‘Non si sale mica nella vita, si scende. Lei non poteva più. Lei non poteva più scendere fin dove ero io.’ L.F. Céline

Lui si chiamava R. e lei V. Lui da poco aveva liquidato la società di vendita e assistenza di macchine per ufficio, lei invece per trent’anni aveva considerato quel posto la sua casa e ora, dopo il fallimento della compagnia si ritrovava catalogata in quella strana famiglia appena nata: quella degli esodati.
-Vieni – le disse lui un venerdì – il colore del mare laggiù io non so raccontarlo, delicato e irripetibile a volte più intenso, quasi pervinca, vicino alla vecchia casa, dove è nato mio padre.
Lei sentì un brivido lungo la schiena: era il brivido del fidarsi che la terrorizzava e rassicurava allo stesso tempo. Piegarono una vecchia canadese in uno dei due grossi zaini che si caricarono sulle spalle, pensando che sarebbe servita. Prima pensarono al treno poi con la metro arrivarono vicino al casello autostradale, si misero sul ciglio e aspettarono. Lei non si accorse nemmeno di attraversare l’Italia: di solito si sistemava sul sedile posteriore e lui si occupava di scambiare quattro chiacchiere con il conducente, così, per gratitudine ma senza ascoltare. Fuori dal finestrino il paesaggio cambiava velocemente colore, dal marrone della pianura appena arata, al verde intenso delle prime colline. Poi ancora asfalto nebbia, auto sfreccianti e indifferenti. Arrivarono il mattino seguente, lei per ore non disse una parola, disorientata da tanto splendore: il bianco delle case contrastava il blu del mare in lontananza, come nel disegno di un bambino, o come certe foto che senza filtri arrivano direttamente allo stomaco. Per un istante le sembrò di tornare piccina: nel centro del petto deve esserci un incavo per riporre i grumi di tutti i dolori, pensò.
Non fu semplice trovare la casa, il paese preso d’assalto dai turisti si era ingrandito oltremisura divorando in fretta i campi di cicoria e lui non trovava più i suoi punti. Una sopraporta con la Madonna addolorata, le mani giunte in preghiera, un mantello di un blu intenso che le copriva la fronte e un pugnale conficcato nel petto, proprio dalla parte del cuore, lo riportò indietro nel tempo:
- Nonna, chi ha pugnalato la Madonnina? Chi può essere così cattivo da fare del male a una Signora così bella? – In un attimo un pensiero anticipò tutto, aggrappandosi alla sua memoria. Allargò le braccia e gli venne spontanea una preghiera.
Salirono al primo piano. La casa era davvero fatiscente: i solai avevano ceduto lasciando intravedere le travi del tetto e dove mancavano le tegole, squarci di cielo fosco. Gli infissi inesistenti e per terra giacigli improvvisati rivelavano tutto lo squallore del mondo, lattine di birra vuote, mozziconi di sigaretta ovunque, contrastavano con la bellezza degli occhi di lei. Non avevano nulla se non il loro affetto, due zaini e una pizza bianca. In alcune fasi della vita si è composti di due metà i cui contorni non sempre combaciano, come in un quadro di Picasso. E sei lì, Tu e l’Altro.
-Stanotte dormiremo qui – disse lui cercando di aprire la canadese, nascondendo l’imbarazzo.
La notte cominciò con una pioggia insistente. L’ultima sensazione che provò V. fu il piacere di restare immobile a occhi chiusi, ascoltando quel ticchettio come una sinfonia. Poi si rese conto che non era immobile ma anzi, libera come aria, fluida, in grado di recepire, di sentire. Provò la pace di non aver domande, ma solo pensieri immortali. Affiorarono da chissà dove le parole di una canzone che aveva amato tanto in gioventù e che diceva: ‘Alcuni dicono che la pioggia è brutta ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime.’
In un attimo la pioggia divenne compulsiva, infine, un fiume in piena così rabbioso da far precipitare quella tenda nella cisterna sottostante il solaio, colma d’acqua piovana.
Fu così che R. e V. furono risucchiati nel vuoto dell’indifferenza. Sarebbero rimasti lì chissà per quanto tempo, per mesi o per anni forse, dimenticati dal mondo intero nel giro di qualche ora, se un gatto curioso non fosse precipitato insieme a loro in quella forra innaturale. I gatti si sa hanno nove vite e i continui miagolii richiamarono l’attenzione di qualcuno.
R. e V. non seppero mai di che sfumatura si veste il mare a novembre.

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